martedì 11 marzo 2014

Festa del Papà, un'istituzione moderna dalle radici antiche

Tra breve sarà la festa del papà, e noi di Cronache Esoteriche ci siamo come sempre chiesti quale sia il reale e profondo significato di questa festa. Se essa affondi le radici in tradizioni più antiche data la sua grande popolarità, ecco cosa abbiamo scoperto.

Anziano, con la barba lunga e tuttavia virile,
San Giuseppe ricorda un altro padre: Giove.
La festa del papà non ha origini particolarmente antiche, fu istituita nel 1910, in America e celebrata il 19 giugno per la prima volta, solo successivamente fu associata alla celebrazione della Festa di San Giuseppe che avviene il 19 marzo fin dal XIV secolo.Sebbene il culto veo proprio di San Giuseppe abbia cominciato a prendere piede nella chiesa cattolica solo a partire dal 1030 i riti in onore di San Giuseppe hanno, come sempre, radici molto più antiche.Divinità, Santi, Eroi sono l'incarnazione, il simbolo di energie molto più antiche, esprimono la consapevolezza di un legame sottile tra la manifestazione limitata e il divino che, per la sua natura infinita non può essere definito in nomi e figure e, per lo stesso motivo, si manifesta in tutti i pantheon (quello cristiano compreso) che si sono succeduti e sempre si succederanno sul pianeta e nella coscienza umana.

Oggi, comunque, darei qualsiasi cosa per una zeppola, ma non una zeppola triste e da supermercato ma una di quelle zeppole fritte, traboccanti di crema alla vaniglia e cioccolato sulle quali occhieggiano due grosse amarene.A malapena mi ero accorta che oggi era San Giuseppe eppure, da bambina questa era forse la mia festa preferita. Posso ancora ricordare l'odore caldo e friabile delle zeppole che dalle pasticcerie e dalle cucine private si spandeva, in questo giorno, per tutte le case.



Le zeppole, però, non sono l'unica tradizione legata a questa festa ce ne sono tantissime, sparse per tutta Italie tutte associate alla simbologia del sole, la luce e l'abbondanza. 
Infatti la zeppola, per la sua forma rotonda e il colore dorato ricorda proprio il sole.
zeppole di San Giuseppe
Il 19 Marzo è la data più vicina all'equinozio di Primavera e i cibi di forma tondeggiante e dorata come le zeppole hanno la funzione di richiamare "magicamente" il potere e anche il calore del sole sulla terra.Una conferma del collegamento di San Giuseppe con il sole proviene dalla sua associazione con la paternità, infatti a cosa si può mai associare il sole se non ad un padre che protegge, scalda e nutre i suoi figli? Nessun frutto o arbusto può mai crescere sulla madre terra senza il calore fecondante del padre sole.Anche l'astrologia conferma tale associazione.Nel Tama Natale il Sole rappresenta il padre e i suoi rapporti con gli altri Pienti svelano che tipo di genitore avrà il neonato e quali saranno i loro rapporti.Nel caso di una femmina, infine, saranno sempre i rapporti del sole con gli altri corpi celesti a stabilire il suo rapporto con l'altro sesso (per i maschi, invece, si guarda la Luna).


In Sicilia e nel Salento sono diffuse usanze denominate “Tavole di San Giuseppe”: la sera del 18 marzo le famiglie che intendono assolvere un voto o esprimere una particolare devozione al santo allestiscono in casa un tavolo su cui troneggia un'immagine del santo e sul quale vengono poste paste, verdure, pesci freschi, uova, dolci, frutta, vino. Sono poi invitati a mensa mendicanti, familiari e amici, tre bambini poveri rappresentanti la Santa Famiglia. Si riceve il cibo con devozione e spesso recitando preghiere, mentre tredici bambine con in testa una coroncina di fiori, dette “tredici verginelle”, cantano e recitano poesie in onore di san Giuseppe. In provincia di Caltanissetta, molto più sentito nella piccola località di Gela,la tradizione vuole che chi intende fare voto debba, mesi prima, bussare in ogni porta della cittadina e chiedere qualcosa da donare al povero in nome di San Giuseppe (denaro o viveri che siano). Nelle proprie abitazioni si allestiscono grandi altari cn strutture in legno, adornati cn numerosi lenzuola bianche ricamati. All'interno si possono trovare qualunque tipo di genere alimentare, dal pane alla pasta, dal vino ai liquori. La "Cena di San Giuseppe", così chiamata, viene aperta al pubblico il mezzogiorno del 18 Marzo, e il 19 Marzo tre persone, bisognosi d'aiuto, in rappresentanza della Sagra Famiglia, vengono fatti accomodare nella tavola imbandita come dei Re e viene servita a loro la cena. Successivamente viene diviso tra loro tutta la spesa, donata e acquistata grazie alle donazioni dei devoti.

Salemi, altare addobbato con il pane di San Giuseppe
Falò di San Giuseppe
Nella Val Trebbia nel cuore del territorio delle Quattro province si festeggia ancora oggi con la Festa di San Giuseppe il rito serale del Falò, che segna il passaggio dall'inverno allaprimavera. Con il falò viene anche bruciato un fantoccio, la "vecchia", che simboleggia l'inverno. Molti traggono auspici per la primavera prossima da come arde il fantoccio. Il rito risale all'antico popolo dei Liguri, in occasione del particolare momento astronomico dell'equinozio, poi la tradizione pagana si fuse con quella cristiana celtico-irlandese dei monaci di San Colombano, giunti in epoca longobarda. Un tempo in tutte le vallate ardevano migliaia di falò, che infiammavano di un tenue rossore le serate della zona, ora ardono ancora nei centri comunali con piccole sagre e canti. Un dolce tipico sono le frittelle di San Giuseppe (in dialetto farsò) che accompagnano la festa. A Bobbio la festa è una tradizione millenaria, infatti furono i monaci irlandesi dell'Abbazia di San Colombano, fondata nel 614, a fondere il rito pagano con quello cristiano, nella luce che sconfigge le tenebre. Anche nel paese di Mormanno sono immemorabili le origini di questa tradizione che vuole che in tutti i quartieri siano accesi grossi falò in onore al Santo seguiti da musiche e balli tradizionali.

Locandina della festa dei "Falò di
San Giuseppe" a Villa Castelli (BR)

Fino a qualche anno fa, in provincia di Latina, era usanza che già due mesi prima della festa i ragazzi, spesso accompagnati da persone adulte, si recassero nei vicini boschi a tagliare piante di giovani lecci: lo scopo era di raccogliere quante più piante possibili per poter il giorno della festa accendere il fuoco più grande tra tutti i rioni del paese. Ancora oggi nel giorno di San Giuseppe, all'imbrunire, in tutto il paese si accendono decine e decine di falò nei pressi dei quali si organizzano feste con degustazione di prodotti tipici, tra cui le zeppole di San Giuseppe, fritte direttamente accanto ai fuochi. Anche a Mattinata in provincia di Foggia in occasione della festa di San Giuseppe fino a dieci anni fa si accendevano falò in tutti i rioni e dal 2000 viene acceso un unico grande falò sul sagrato della chiesa abbaziale di Santa Maria Della Luce, con un programma sia religioso sia civile, con fuochi pirotecnici, balli tradizionali canti e degustazione di prodotti tipici del territorio.
Anche a Serracapriola continua immutata negli anni la tradizione dei Falò di San Giuseppe. Ogni anno, ragazzi ed adulti, raccolgono dai campi i cosiddetti "ceppi" cioè i rami residui dalla potatura degli olivi secolari, per formare alte pire da accendere la sera della festività del Santo, i più temerari si cimentano nel "salto del falò" a testimoniare coraggio e sprezzo del pericolo.

Il fuocarone di San Giuseppe è tradizione antichissima anche a Villa Basilica (LU) nella minuscola frazione di Guzzano. Fino a qualche anno fa si accebdeva il fuoco proprio il giorno di San Giuseppe, tradizione poi spostata al sabato successivo alla celebrazione. Qualche giorno prima della data del falò gli uomini del paese vanno al bosco alla ricerca di un tronco di pino che abbia le caratteristiche giuste. Il pino, tagliato, viene portato nella piazzola antistante l'abitato e piantato per terra dopo essere stato privato dei rami. Intorno viene costruito il fuocarone, con i rami stessi, la paglia ed altro legno, in modo da avere una vera e propria pira alta anche una decina di metri. La sera stabilita, dopo la celebrazione della santa messa in onore del santo, viene appiccato il fuoco e, per ore, intorno ad esso si canta, si suona, si balla e si consumano i cibi tipici delle nostre zone. Anche in Romagna nella vallata del fiume Montone, a Rocca S.Casciano era tradizione accendere un falò la sera, all'imbrunire della vigilia di S.Giuseppe, bruciando le potature di viti o rami di arbusti; non sembra ci fossero particolari piatti o riti oltre al fuoco, ma sicuramente, anche questo giorno era unn buon motivo per stare a veglia con i vicini o conoscenti.

Felice festa del papà, dallo staff di Cronache Esoteriche.