domenica 25 gennaio 2015

Saggezza del Pane


Ho appena coperto il pane di patate, tra un ora sarà pronto per essere informato e trasformarsi un pagnottine croccanti...

Il pane mi emozione sempre, sembra una magia.

acqua, lievito, farina, semola, patate...
Il bimby o le mani mescolano nella ciotola, con movimento circolare, sempre uguale e all'improvviso, senza sapere come, scompaiono in una pasta compatta e morbida, color paglierino, calda e dall'odore un po' acido...
Quaranta minuti, e la magia è maggiore: la pasta raddoppia, ma l'emozione è solo all'inizio.

Chiudo ogni finestra, perché la pasta non prenda freddo e la lavoro, con dolcezza, con rispetto, con amore. Ripiego, stendo, sto attenta a non strapparla, taglio i pezzi per fare i panini.

Sistemo i panini e li copro, con la tovaglia e poi con la copertina di spiderman.
Fa caldo ma tengo chiuso, la pasta ha bisogno di caldo, di buio per crescere, un solo spiffero ucciderà la pasta che sta crescendo.

Come una bambina mi sorprendo, la coperta, durante l'ora, cresce, si gonfia: mi pare un miracolo... così mi è venuta in mente una storia che, quando ho letto la prima volta, non avevo compreso per intero. A dire il vero nemmeno questa volta ne ho colto l’intera essenza ma qualcosa, preparando il pane, è sceso in me, profondamente e sembra che non andrà più via. Ma voglio dividere con voi, questa bellissima favola, si intitola:

Il Pane

C'era una volta un ladro dal cuore di lupo, brutale, astuto, intelligente, veloce nella corsa, insomma un vero farabotto che aveva un grosso difetto, per lo meno per gli individui della sua risma: era incessantemente insoddisfatto dell'ultimo bottino, dell'ultima rapina ai danni di un mercante o delle ultime trappole sanguinose che aveva teso a qualche carovana.
Cercava altro. Che cosa? Non era in grado di dirlo. Un miracolo, un tesoro forse, un Graal, un luce indiscutibile, un'impossibile calma. Ne soffriva. Ignorava da dove venisse la sua malinconia, e dunque vivevacon essa come quegli amori pesanti che talvolta ingombrano l'animo.
una sera, in cerca di una preda, penetrò con passo leggero in una casa senza difesa.
Era silenziosa, buia, apparentete disabitata. Occhiata acuta nella semioscurità.
Rari mobili, imposte socchiuse. In mezzo alla tavola, nulla, tranne un pane dalla crosta rotonda che all'improvviso gli chiese:

- Fratello, che cosa cerchi esattamente?

Il ladro fece un balzo indietro, girando ovunque gli occhi inquieti.

- Chi ha parlato? - chiese.
-Sono io. Non volevi un miracolo?
- Lo speravo ma tu mi sorprendi.
- Vedo chiaro nel tuo animo triste. Le tue ruberie accumulate sono provviste invidiate ma sicuramente immangiabili. Vorresti scoprire finalmente qualcosa che non venga sciupato da niente, sapere ciò che sa la musica, amare come so amare io?

L'altro sorrise beffardo, amaro.

- Ami coloro che ti divorano?
- Chi non ama non può nutrire. Vuoi il mio potere?
- Si, certo. Ciò che mi arricchisce mi interessa.
- Sappi che dovrai passare per il cammino che fu il mio.

Il ladro si sedette a tavola e disse al pane:

- Raccontami.
- che l'orecchio del cuore ascolti! Qualunque cosa io dica non temere. Un giorno di autunno, fui dapprima sepolto nella terra dei morti. Sono marcito. Ho dormito a lungo. Qualcosa in me ha germinato. Mi sono sentito rinascere. Allora mi sono venuti un desiderio, uno slancio, un sogno di cielo, una fame di luce. Ma la notte dei miei aneliti era così pesante, così gelida! Tutto mi diceva: "che follia! Come potrebbe squarciare queste tenebre un essere così gracile? Non sono esse infinite? Si ha la prova che faccia giorno, da qualche parte, in questo universo?" Cento volte sono stato sul punto di rinunciare. Cento volte sono stato ripreso dal furore. Come ho fatto? Non lo so. Un mattino, è nato un filo d'erba. Ero io, vivo, abbagliato, convinto di essere giunto nel paradiso dei chicchi di grano. L'aria azzurra, il sole, gli uccelli, la libertà, che meraviglia! Ho pensato: "Dio mi tende la mano, mi ha visto, finalmente mi accoglie!"
Sono cresciuto ancora, mi sono offerto agli acquazzoni, alle nubi, ai soffi dei venti. Ho conosciuto quella fierezza di esistere che fa credere all'eternità. Giunsero i primi giorni d'estate, l'esercito uncinato dei mietitori, l'inutilità delle preghiere e l'apocaliosse della falchi. Venni legato, battuto, triturato, ridotto in polvere sotto la macina, annegato, impastato, gettato nel forno, infine estratto dal mio carnefice da quell'inferno di braci.
E' così e non altrimenti che sono diventato nutriente. Ho il potere incoparabile di dare la mia forza ai viventi. Lo vuoi, dì, ladro di cose da niente?
-No, tientelo, rispose l'uomo. Preferisco cento volte restare con le mie domande senza risposta e i miei terrori di creatura randagia. Amare è troppo duro. Salve.Tratto da: "Racconti dei saggi Sufi" a cura di Henri Gougaud ed. L'ippocampo.